Si è conclusa la VII edizione di Open House Napoli, dove od’a – Officina d’Architettura ha presentato quattro progetti chiave tra restauro filologico e rigenerazione industriale, trasformando i cantieri in spazi di partecipazione collettiva.
La VII edizione di Open House Napoli si è conclusa confermandosi come un appuntamento imprescindibile per chi desidera esplorare le trasformazioni silenziose e le eccellenze architettoniche della città. Lo studio od’a – Officina d’Architettura è stato tra i protagonisti della manifestazione, aprendo al pubblico le porte di quattro interventi emblematici che spaziano dal recupero della memoria storica alla visione tecnologica del futuro. Il percorso ha toccato la Stazione di Baia, porta d’accesso al mito flegreo, la Palazzina Cosenza, capolavoro del moderno, e il monumentale Palazzo Ruffo della Scaletta.
Il cuore pulsante della partecipazione dello studio è stato però il cantiere dell’Italian Green Factory in via Argine, sorto nell’ex stabilimento Whirlpool come simbolo del riscatto di Napoli Est. In questa sede è stata allestita l’esposizione “Connection with the East Side”, un racconto per immagini che ha documentato le fasi di demolizione e ricostruzione del sito. I visitatori hanno potuto approfondire il progetto attraverso riproduzioni tridimensionali stampate in 3D, partecipando a momenti di dibattito sul destino delle periferie orientali. Per od’a – Officina d’Architettura, l’evento non è stato solo una mostra tecnica, ma un esperimento di urbanistica partecipata. Trasformando un luogo di lavoro in uno spazio di visione e confronto, lo studio ha dimostrato come l’architettura possa farsi linguaggio comune, capace di generare comunità e di guidare con responsabilità la rigenerazione urbana e sociale del territorio napoletano.
ph Luigi Piscopo + od’a – Officina d’Architettura + Andrea Ardolino