Davide Vargas racconta il recupero della Palazzina Cosenza, capolavoro del modernismo napoletano restaurato da od’a – Officina d’Architettura. Un intervento d’eccellenza che restituisce alla città l’equilibrio originario tra architettura, trasparenze e territorio mediterraneo.
Sulla collina dei Camaldoli, la Palazzina Cosenza (ex Centro formazione per lavoratori edili) emerge come un “risarcimento” nel caos urbano. Progettata da Luigi Cosenza tra il 1953 e il 1954, l’opera riflette la lezione del modernismo internazionale declinata in chiave mediterranea, con la sua caratteristica facciata curva che asseconda l’andamento della strada.
Negli anni, l’edificio aveva subito manomissioni che ne avevano compromesso la matrice originaria. Tuttavia, tra il 2000 e il 2007, un meticoloso intervento di restauro filologico condotto da od’a – Officina d’Architettura ha riportato alla luce la purezza della struttura. Basandosi sui disegni d’archivio e sulle tracce in loco, lo studio ha eliminato le superfetazioni e le chiusure che avevano inglobato i pilastri circolari rivestiti in mosaico verde, ripristinando il ritmo delle partiture e la magica trasparenza delle grandi vetrate.
Oggi, l’edificio si distingue come un raro esempio di rigore e onestà architettonica. Mentre l’edilizia circostante appare spesso “pretenziosa e disonesta”, carica di orpelli inutili, la Palazzina Cosenza brilla per l’equilibrio delle sue parti e il valore del dettaglio. Il lavoro di od’a – Officina d’Architettura non è stato un semplice ripristino, ma un atto di resistenza culturale: recuperare un simbolo della via napoletana al moderno per indicare “un’altra strada” possibile per l’architettura contemporanea, fondata sulla memoria e sulla qualità della ricerca.